domenica 26 febbraio 2012

Radio Vaticana. Chi salverà la Siria?

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25/02/2012 16.10.01
Chi salverà la Siria?


“Facciamo appello al Vaticano perché può giocare un ruolo diplomatico importantissimo per una riconciliazione in Siria. Gode infatti ancora di autenticità sia da parte del governo siriano sia da parte delle varie fazioni dell’opposizione”. Questo l’auspicio espresso da P. Jihad Youssef, del monastero siriano di Mar Musa, che attualmente vive e studia a Roma. Ai nostri microfoni parla della paura dell’estremismo islamico che sta generando divisione tra i cristiani: “Se non sono i cristiani i promotori di una mediazione, chi se ne può fare carico? Bisogna promuovere la riconciliazione dal di dentro, noi possiamo farlo. Noi siamo una minoranza ma nella storia del Paese i cristiani hanno giocato sempre un ruolo intellettuale e politico importante, di qualità, non di quantità. Noi ora abbiamo mollato e questo è uno sbaglio. Il cristiano non può accettare che la sua libertà sia fondata sull’ingiustizia altrui”. Mentre si allunga la lista delle vittime della repressione operata dal regime e la Croce Rossa Internazionale tenta di riprendere l’evacuazione dei feriti (fra cui due giornalisti stranieri) e delle persone bisognose di aiuto nella città di Homs, affidiamo a Giuseppe Acconcia, giornalista e studioso delle rivoluzioni in Medio Oriente, l’analisi geopolitica della drammatica situazione in Siria. “Iniziate in periferia, le rivolte qui non hanno preso ancora il volto del movimento urbano tipico dell’Egitto, dello Yemen e della Libia. Questa è la più grande debolezza degli attivisti siriani, insieme alla loro frammentazione. A Damasco ed Aleppo ci sono manifestazioni ma sono confinate ad alcuni quartieri e non coinvolgono tutto il tessuto delle città”. Sulle indicazioni emerse dal vertice degli “Amici della Siria”, svoltosi a Tunisi con oltre una settantina di rappresentanti di organizzazioni e paesi, Acconcia precisa che più che l’assenza di Cina e Russia da questo tavolo di trattative, è rilevante il riallineamento turco sulle posizioni di Usa e Israele. “All’inizio la Turchia era molto diplomatica con il governo di Assad - ricorda Acconcia - ora il suo cambiamento di atteggiamento potrebbe privare l’Iran del principale asse tra i paesi arabi. Tutto ciò potrebbe destabilizzare l’intera regione”.
Antonella Palermo
Radio Vaticana
Al di là della notizia
sabato, 25 febbraio 2012

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