Egitto: giovani rivoluzionari, manifestazioni a oltranza dall'8 luglio
Il Cairo, 30 giu. -
(Aki) - La Coalizione dei giovani rivoluzionari ha rilasciato un comunicato nel quale si invita a una massiccia manifestazione per l'8 luglio, definita il ''Venerdì di martiri''. Lo riferisce il quotidiano al Masry al Youm sottolineando che alle richieste di processi rapidi agli ex esponenti del regime dell'ex presidente Hosni Mubarak, in custodia cautelare a Sharm el Sheik, verrà aggiunta la richiesta di risarcimenti alle famiglie delle vittime delle rivolte iniziate lo scorso 25 gennaio.
Nel comunicato si invitano i manifestanti a rimanere a oltranza in piazza Tahrir e si chiedono le dimissioni del ministro degli Interni, responsabile secondo gli attivisti di non aver evitato gli scontri di martedì e mercoledì che hanno causato il ferimento di circa mille persone tra il quartiere di Agouza e piazza Tahrir nel centro del Cairo. Ieri anche l'ong di ispirazione liberale '6 aprile' aveva chiamato a un sit-in di protesta per il prossimo martedì e a manifestazioni a oltranza in piazza Tahrir a partire dal prossimo giovedì 7 luglio.
(Acc/AKI)
Giuseppe Acconcia
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venerdì 29 luglio 2011
giovedì 28 luglio 2011
Ai ferri corti con l'Esercito
Egitto: Esercito, scontri Piazza Tahrir organizzati per destabilizzare Paese
Il Cairo, 29 giu. -
(Aki) - Il Consiglio supremo delle Forze armate al potere in Egitto dallo scorso 11 febbraio, quando le rivolte popolari hanno costretto alle dimissioni l'ex presidente Hosni Mubarak, ha pubblicato sulla pagina Facebook dell'Esercito una dichiarazione ufficiale in cui si sostiene che gli scontri delle ultime ore a piazza Tahrir, al Cairo, rientrano in un ''piano premeditato''. ''Gli scontri di piazza Tahrir rispondono a un piano premeditato, con l'obiettivo di colpire la stabilità del Paese'', si legge. In riferimento agli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, l'Esercito prosegue affermando che ''le violenze servono a usare le morti dei martiri della Rivoluzione per incitare gli scontri tra rivoluzionari e l'apparato di sicuerezza''.
Gli scontri sono scoppiati nella notte e sono ripresi stamani. Al momento il bilancio del ministero egiziano della Salute parla di almeno 201 feriti. Al Cairo, secondo la ricostruzione del quotidiano egiziano Masry al Youm, la tensione e' salita alle stelle ieri sera dopo l'arresto di alcuni parenti delle vittime dei 18 giorni di mobilitazione contro Mubarak, che si erano radunati nella zona del teatro Baloon, nel quartiere di Agouza. Cosi' le proteste si sono spostate a Piazza Tahrir, dove e' iniziato un lancio di pietre e molotov, mentre la polizia ha risposto con i gas lacrimogeni. Gli scontri si sono presto estesi alle vie limitrofe, nei pressi dell'American University. Gli egiziani sono scesi in piazza anche per chiedere le dimissioni del maresciallo Tantawi, guida del Consiglio supremo delle Forze armate. ''Ci hanno colpito come nei giorni di piazza Tahrir, mentre noi cercavamo di sorprenderli disperdendoci nelle strade della città'', ha dichiarato Mohammed Raouf al quotidiano. Le ultime manifestazioni in piazza Tahrir che avevano causato la morte e il ferimento di manifestanti risalgono al 9 arpile scorso.
Giuseppe Acconcia
Il Cairo, 29 giu. -
(Aki) - Il Consiglio supremo delle Forze armate al potere in Egitto dallo scorso 11 febbraio, quando le rivolte popolari hanno costretto alle dimissioni l'ex presidente Hosni Mubarak, ha pubblicato sulla pagina Facebook dell'Esercito una dichiarazione ufficiale in cui si sostiene che gli scontri delle ultime ore a piazza Tahrir, al Cairo, rientrano in un ''piano premeditato''. ''Gli scontri di piazza Tahrir rispondono a un piano premeditato, con l'obiettivo di colpire la stabilità del Paese'', si legge. In riferimento agli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, l'Esercito prosegue affermando che ''le violenze servono a usare le morti dei martiri della Rivoluzione per incitare gli scontri tra rivoluzionari e l'apparato di sicuerezza''.
Gli scontri sono scoppiati nella notte e sono ripresi stamani. Al momento il bilancio del ministero egiziano della Salute parla di almeno 201 feriti. Al Cairo, secondo la ricostruzione del quotidiano egiziano Masry al Youm, la tensione e' salita alle stelle ieri sera dopo l'arresto di alcuni parenti delle vittime dei 18 giorni di mobilitazione contro Mubarak, che si erano radunati nella zona del teatro Baloon, nel quartiere di Agouza. Cosi' le proteste si sono spostate a Piazza Tahrir, dove e' iniziato un lancio di pietre e molotov, mentre la polizia ha risposto con i gas lacrimogeni. Gli scontri si sono presto estesi alle vie limitrofe, nei pressi dell'American University. Gli egiziani sono scesi in piazza anche per chiedere le dimissioni del maresciallo Tantawi, guida del Consiglio supremo delle Forze armate. ''Ci hanno colpito come nei giorni di piazza Tahrir, mentre noi cercavamo di sorprenderli disperdendoci nelle strade della città'', ha dichiarato Mohammed Raouf al quotidiano. Le ultime manifestazioni in piazza Tahrir che avevano causato la morte e il ferimento di manifestanti risalgono al 9 arpile scorso.
Giuseppe Acconcia
venerdì 22 luglio 2011
Nuovi scontri al Cairo
Egitto: tensioni al Cairo, nuovi scontri vicino al ministero degli Interni
Il Cairo, 29 giu. -
(Aki) - Nuovi scontri sono scoppiati questa mattina tra manifestanti e forze di polizia nei pressi del ministero degli Interni e in piazza Lazogli nel centro del Cairo. Lo riferisce il sito web del quotidiano al Dostour.
I manifestanti, si legge, chiedono le dimissioni del ministro degli Interni Mansour al-Essawi e del maresciallo Tantawi, guida del Consiglio supremo delle Forze armate al potere in Egitto dallo scorso 11 febbraio. Intorno alla sede del ministero degli Interni i manifestanti hanno lanciato pietre e la polizia militare ha risposto con il lancio di lacrimogeni.
Da ieri sera si rincorrono voci delle possibili dimissioni del ministro degli Interni el-Essawi, smentite pero' da fonti del dicastero stesso. Intanto il bilancio degli scontri di martedì notte e mercoledì mattina è salito a 1.100 feriti, secondo fonti del ministero della Salute egiziano, riportate dal sito di al Dostour.
giugno 2011,
Giuseppe Acconcia
Il Cairo, 29 giu. -
(Aki) - Nuovi scontri sono scoppiati questa mattina tra manifestanti e forze di polizia nei pressi del ministero degli Interni e in piazza Lazogli nel centro del Cairo. Lo riferisce il sito web del quotidiano al Dostour.
I manifestanti, si legge, chiedono le dimissioni del ministro degli Interni Mansour al-Essawi e del maresciallo Tantawi, guida del Consiglio supremo delle Forze armate al potere in Egitto dallo scorso 11 febbraio. Intorno alla sede del ministero degli Interni i manifestanti hanno lanciato pietre e la polizia militare ha risposto con il lancio di lacrimogeni.
Da ieri sera si rincorrono voci delle possibili dimissioni del ministro degli Interni el-Essawi, smentite pero' da fonti del dicastero stesso. Intanto il bilancio degli scontri di martedì notte e mercoledì mattina è salito a 1.100 feriti, secondo fonti del ministero della Salute egiziano, riportate dal sito di al Dostour.
giugno 2011,
Giuseppe Acconcia
giovedì 21 luglio 2011
Manifestazioni a oltranza
Egitto: giovani rivoluzionari, manifestazioni a oltranza dall'8 luglio
Il Cairo, 30 giu. -
(Aki) - La Coalizione dei giovani rivoluzionari ha rilasciato un comunicato nel quale si invita a una massiccia manifestazione per l'8 luglio, definita il ''Venerdì di martiri''. Lo riferisce il quotidiano al Masry al Youm sottolineando che alle richieste di processi rapidi agli ex esponenti del regime dell'ex presidente Hosni Mubarak, in custodia cautelare a Sharm el Sheik, verrà aggiunta la richiesta di risarcimenti alle famiglie delle vittime delle rivolte iniziate lo scorso 25 gennaio.
Nel comunicato si invitano i manifestanti a rimanere a oltranza in piazza Tahrir e si chiedono le dimissioni del ministro degli Interni, responsabile secondo gli attivisti di non aver evitato gli scontri di martedì e mercoledì che hanno causato il ferimento di circa mille persone tra il quartiere di Agouza e piazza Tahrir nel centro del Cairo. Ieri anche l'ong di ispirazione liberale '6 aprile' aveva chiamato a un sit-in di protesta per il prossimo martedì e a manifestazioni a oltranza in piazza Tahrir a partire dal prossimo giovedì 7 luglio.
(Acc/AKI)
Giuseppe Acconcia
Il Cairo, 30 giu. -
(Aki) - La Coalizione dei giovani rivoluzionari ha rilasciato un comunicato nel quale si invita a una massiccia manifestazione per l'8 luglio, definita il ''Venerdì di martiri''. Lo riferisce il quotidiano al Masry al Youm sottolineando che alle richieste di processi rapidi agli ex esponenti del regime dell'ex presidente Hosni Mubarak, in custodia cautelare a Sharm el Sheik, verrà aggiunta la richiesta di risarcimenti alle famiglie delle vittime delle rivolte iniziate lo scorso 25 gennaio.
Nel comunicato si invitano i manifestanti a rimanere a oltranza in piazza Tahrir e si chiedono le dimissioni del ministro degli Interni, responsabile secondo gli attivisti di non aver evitato gli scontri di martedì e mercoledì che hanno causato il ferimento di circa mille persone tra il quartiere di Agouza e piazza Tahrir nel centro del Cairo. Ieri anche l'ong di ispirazione liberale '6 aprile' aveva chiamato a un sit-in di protesta per il prossimo martedì e a manifestazioni a oltranza in piazza Tahrir a partire dal prossimo giovedì 7 luglio.
(Acc/AKI)
Giuseppe Acconcia
martedì 12 aprile 2011
domenica 10 aprile 2011
Le violenze in piazza Tahrir
È finita nel sangue la più grande manifestazione del dopo Mubarak. Ieri mattina piazza Tahrir era un campo di battaglia. Fil di ferro e barricate hanno bloccato tutte le vie di accesso a partire dal ponte Qasr el Nil fino alle arterie principali del centro. Le strade erano colme di pietre e ciottoli per la sassaiola notturna. Giovani salivano sui rottami di una camionetta e di un minibus dell’esercito dati alle fiamme nella notte. Allo scoccare delle due, ora di inizio del coprifuoco notturno, è iniziata un’intensa sparatoria che è proseguita fino alle cinque di mattina. In tutto 3000 persone, giovani dei Fratelli musulmani, del movimento “6 aprile” e di gruppi di sinistra avevano deciso di rimanere in piazza. “Vogliamo le dimissioni di tutti i membri del Watani (Pnd) ancora in carica, compresi i governatori regionali e i rappresentanti delle province” – ha assicurato Khaled Telima dei giovani rivoluzionari. “Non andremo via finchè Mubarak e la sua famiglia non verranno processati”, ha aggiunto. Vari gruppi di attivisti si erano raccolti ai lati della strada, tra pali divelti, rottami delle auto in fumo e sporadiche tende in piedi al centro della piazza. Secondo il Ministero della Salute, gli scontri di ieri hanno causato 71 feriti. Tra i quindici colpiti da arma da fuoco, ci sarebbero almeno due morti.
Quali siano le responsabilità dell’esercito in questo attacco, è ancora presto dirlo. Di sicuro, all’alba di sabato, sono stati la polizia, la polizia militare e l’esercito a sgomberare la piazza con maganelli e taser. Anche il 26 febbraio era accaduto lo stesso. Allora l’esercito aveva presentato scuse formali ai manifestanti. Ma questa volta le conseguenze dell’attacco sono più gravi. Già i primi scontri si erano registrati la sera di venerdì. Alcuni ufficiali dell’esercito avevano raggiunto i manifestanti. Ma la polizia militare aveva tentato di fermarli. È iniziata così una sassaiola nella quale erano coinvolti anche alcuni proMubarak, tra cui uomini dello staff di Ibrahim Kamal. L’uomo del Watani è stato arrestato ieri mattina con l’accusa di “aver incitato i teppisti” che hanno attaccato i manifestanti. Giovani dei Fratelli musulmani, formando un cordone, avevano permesso ai militari di unirsi alle proteste. In un post su Facebook le forze armate hanno detto che “continueranno a lavorare per soddisfare le aspirazioni del popolo egiziano”. Ma molti attivisti non credono più all’attendismo e alle scuse continue dell’esercito. “Il consiglio militare è parte del regime corrotto. Ci guida chi ha beneficiato dei 30 anni di regime di Mubarak”, ha detto Abdullah Ahmed, che ha trascorso la notte in Piazza Tahrir.
“Se sei o sette membri del Pnd affrontano un processo civile, non è abbastanza” – ha ammesso Mohammed el Qassas, giovane dei Fratelli musulmani. Proprio la confraternita aveva chiamato i militanti venerdì ad una manifestazione di massa per un giro di vite all’interno del partito di Mubarak. La risposta dei manifestanti è stata sorprendente. Centinaia di migliaia di persone in festa avevano raggiunto Tahrir. Caroselli improvvisati inneggiavano alla rivoluzione del 25 gennaio. Musicisti, fumettisti e teatranti si raccoglievano nelle strade laterali. Sin dalla mattina gli elicotteri pattugliavano la zona, come nei giorni delle rivolte. I Fratelli musulmani avevano organizzato un servizio d’ordine in ingresso e in uscita. Nei pressi del Museo egizio erano posti i palchi dei militanti dei piccoli partiti di sinistra, nati dalle ceneri del Tagammu. Ai lati dell’Università americana si erano assembrati i giovani della coalizione dei rivoluzionari e di “6 aprile”, appena costituitisi in Ong. All’ingresso del Mogamma (centro amministrativo), erano sistemati in tende centinaia di salafiti, che si raccoglievano in preghiera. Alcuni leder dei Fratelli musulmani venivano portati in trionfo sulle spalle dalla folla, tra loro Safuat Aghazi. La gente sventolava bandiere di Yemen, Libia e Siria. Mentre le forze speciali dell’esercito stazionavano all’ingresso dei palazzi che si affacciano sulla piazza. Un migliaio di manifestanti si era diretto verso l’ambasciata israeliana per protestare contro gli attacchi dell’esercito israeliano a Gaza. Il nuovo ministro degli esteri egiziano, Nabil al Arabi, si era espresso nei giorni scorsi per una revisione del Trattato di pace con Israele, facendo riferimento alla mancata demilitarizzazione del Sinai.
Nonostante le richieste di processare membri del partito nazionale vengano invocate ogni giorno, molti esponenti del Watani godono di un ampio seguito nelle province e nelle campagne egiziane. D’altraparte, l’esercito ha incassato l’approvazione della dichiarazione costituzionale e della road map verso le elezioni, apparendo finora così familiare da aver aperto macellerie ambulanti che vendono carne a metà prezzo nei quartieri più disagiati. Ma l’episodio di ieri chiarisce ancora una volta quanto l’esercito sia diviso al suo interno tra giovani militari, ufficiali e Consiglio delle forze armate. E così il ridimensionamento politico, e la repressione, dei movimenti rivoluzionari da parte dell’esercito serve ad unire i militari, avvicinando l’Egitto agli esempi di Italia e Francia del 1968. Mentre la relazione privilegiata tra Stati uniti, Consiglio delle Forze armate e il controllo dell’esercito sul potere politico sembra ormai avvicinare l’Egitto ad alcuni paesi dell’America latina.
Il Manifesto
10/04/2011
Giuseppe Acconcia
venerdì 4 marzo 2011
La protesta non si ferma
Il premier egiziano Ahmed Shafiq si è dimesso. E l’ex ministro dei trasporti, Essam Sharaf, ha ricevuto il mandato di formare un nuovo governo. Dallo scorso lunedì, giovani e attivisti avevano ripreso il controllo di piazza Tahrir, accampandosi con tende. Alla notizia molti hanno iniziato a festeggiare: “è una nostra conquista. Ma non basta”- ha detto Khaled Talima della “coalizione dei rivoluzionari” - La manifestazione del venerdì ci sarà”. Nell’incontro dei movimenti con l’esercito, la coalizione aveva presentato altre richieste: rilascio dei detenuti politici, capi di imputazione per i responsabili delle morti nelle manifestazioni e cambio dei vertici dei quotidiani nazionali. Con Shafiq cade l’ultimo governo nominato da Mubarak. E diventa sempre piú delicata la posizione degli ex ministri, accusati di corruzione. Primo fra tutti, Habib El Adly. E’ fissata per sabato l’udienza dell’ex ministro dell’interno, indagato per l’attentato alla chiesa cristiano-copta di Alessandria.
Ma il clima al Cairo resta teso. “Gli egiziani non si fidano della polizia - sostiene Labib, giornalista di Youm El Saba. E questo perché il ministero degli interni è debole”. Si registrano sparatorie e regolamenti di conti in quartieri popolari come Dar El Salam, Shubra e Sayeda Zeinab. E se i bambini sono tornati a scuola, molti genitori preferiscono tenerli in casa: “non è sicuro spostarsi in città. – dice Eman, madre di quattro bambine. E ho ancora notizie di autobus fermati da malviventi per spaventare i bambini”. L’atmosfera tesa svuota le strade del Cairo dopo mezzanotte, in rispetto del coprifuoco. E sconvolge le abitudini di molti egiziani.
A subire questo vuoto politico sono in particolare i cristiani: un prete copto è stato ucciso ad Assiut e sei monaci del Monastero San Bishoy nel deserto sono rimasti feriti mentre l’esercito abbatteva un muro di cinta, costruito dai religiosi. “In questo caso non è responsabile l’esercito. I monaci non dovevano costruire – assicura padre Kamal della chiesa cattolica San Joseph del Cairo. Non c’è un governo e la gente approfitta per commettere abusi edilizi”. Tutte le chiese del Cairo sono sorvegliate da polizia e esercito. “Nei giorni della rivolta non abbiamo avuto alcun attacco - continua il frate. Non so se le accuse mosse ad El Adly rispondano al vero. Potrebbe averlo fatto per distogliere l’attenzione da questioni politiche. Certo già nel mese di novembre la polizia ha chiesto di mettere ferri di protezione intorno alle chiese”. Risoluto è padre Bishoy della chiesa copto-ortodossa Angelo Gabriele del quartiere di Abdin. “Non ho notizie sicure su cosa sia avvenuto nel deserto. Forse l’esercito ha una direzione islamista”. E sull’attentato di Alessandria: “è possibile che le accuse all’ex ministro siano vere. Con quell’attentato avrebbero dato l’impressione che gli islamisti siano un pericolo per i copti”. Per entrare nella Cattedrale di San Marco del quartiere Abbasseya ci sono controlli con metal detector. “Non è strano che gli attacchi ai cristiani avvengano quando c’è la polizia a proteggere i luoghi di culto? – si chiedono Rania e Mary. Nelle settimane della rivolta nessuno ha toccato le chiese nonostante non ci fosse alcun controllo”. Queste ragazze nutrono seri sospetti contro l’ex ministro dell’interno: “sono dei singoli uomini corrotti ad agire in questa maniera”.
Se questi episodi facciano parte di una strategia della tensione è ancora presto dirlo. Proteste e scioperi continuano. Nonostante le dimissioni di Shafiq, i manifestanti torneranno in piazza anche domani per celebrare la caduta del governo. La strada verso le elezioni è ancora piena di insidie.
Giuseppe Acconcia
da "Il Manifesto" del 4 marzo
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20110304/pagina/08/pezzo/298481/
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