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venerdì 11 maggio 2012
domenica 6 maggio 2012
sabato 5 maggio 2012
lunedì 30 aprile 2012
Radio 3 - Pagina 3. Rassegna stampa delle pagine culturali
Radio 3 - Pagina 3
Rassegna stampa delle pagine culturali
Intervista al poeta egiziano Ahmed Foad Nigm
Alias, settimanale de Il Manifesto
sabato 14 maggio 2011
giovedì 26 aprile 2012
mercoledì 25 aprile 2012
domenica 25 marzo 2012
venerdì 23 marzo 2012
martedì 20 marzo 2012
AISE, Agenzia Internazionale di Stampa Estera. La Primavera egiziana
"LA PRIMAVERA EGIZIANA E LE RIVOLUZIONI IN MEDIO ORIENTE" NEL NUOVO LIBRO DI GIUSEPPE ACCONCIA
Martedì 13 Marzo 2012 17:09
ROMA\ aise\ - Un viaggio dall’interno e all’interno a un anno dall’inizio della Rivoluzione egiziana e delle sue radici. È quello in compagnia di Giuseppe Acconcia, autore del libro "La Primavera egiziana e le rivoluzioni in Medio Oriente", da poche settimane in tutte le librerie italiane per Infinito edizioni (pp.128, euro 13).
La genesi della Rivoluzione, la sua esplosione, le manifestazioni di piazza Tahrir, le violenze, le dimissioni del presidente egiziano Hosni Mubarak, la presa del potere da parte del Consiglio supremo delle Forze armate, le elezioni parlamentari e presidenziali, le conseguenze immediate e per il futuro dell’Egitto e del Medio Oriente: c'è tutto questo nel libro che il salernitano Acconcia, giovane giornalista e ricercatore classe 1981, ha scritto sul campo.
Laureato in Economia, dal 2005 Giuseppe Acconcia ha vissuto tra Iran, Egitto e Siria collaborando con testate italiane (Il Manifesto, Il Riformista, Radio 2, RaiNews) ed internazionali, come l'inglese The Independent e l'egiziana Al Ahram. Ha lavorato come insegnate di italiano per migranti e all'Università americana del Cairo. Si è occupato di cooperazione euromediterranea e ha pubblicato racconti, poesie e romanzi brevi.
Come scrive però Massimo Cirri di Caterpillar-Radio2 nella sua introduzione al volume, Acconcia ha anche "aiutato qualche centinaio di migliaia di ascoltatori di Caterpillar, programma di Radio2, a capire la Rivoluzione egiziana, la Primavera araba e che tutto è cominciato in Iran con le rivolte studentesche del 2009. Adesso il racconto e l’analisi continuano in questo libro. Quindi con più spazio, connessioni, dettagli. E con quella profondità che manca alla comunicazione ostaggio della velocità".
Arricchisce ulteriormente il volume la postfazione di Vincenzo Nigro de La Repubblica, per il quale "il grande sommovimento che sta rivolgendo il passato e preparando il futuro del mondo arabo è solo nelle fasi iniziali. Il cammino da percorrere è ancora lunghissimo. Né democrazia né stabilità sono alle viste, e i pericoli possono ancora essere grandissimi rispetto alla gioia di aver visto cadere dittature violente, opprimenti e cleptocratiche". (aise)
http://www.aise.it/cultura/la-cultura-del-martedi/108430-qla-primavera-egiziana-e-le-rivoluzioni-in-medio-orienteq-nel-nuovo-libro-di-giuseppe-acconcia.html
lunedì 12 marzo 2012
La postfazione di Vincenzo Nigro
Qualcuno
ha scritto che c’è una ricetta perché le rivoluzioni riescano: 1) il
governo, l’autocrate devono apparire irrimediabilmente inetti e
tirannici, tanto da essere percepiti come una minaccia per il futuro del
Paese; 2) le classi dirigenti, anche gli apparati di sicurezza e di
difesa, devono realizzare questo pericolo, e non avere più intenzione di
difendere il vecchio regime; 3) la grande maggioranza della
popolazione, che in maniera trasversale, secondo le etnie, i gruppi
religiosi, quelli politici o professionali, si deve mobilitare; 4) le
potenze internazionali, gli alleati dell’autocrate di turno, devono
rifiutarsi di continuare a sostenerlo, non devono (politicamente o militarmente) permettergli di usare la forza in maniera massiccia.
Leggete la postfazione integrale
Leggete la postfazione integrale
domenica 11 marzo 2012
L'Introduzione di Massimo Cirri
Adesso il racconto e l’analisi continuano qui, in forma
di libro. Quindi con più spazio, connessioni, dettagli. E
quella profondità che manca alla comunicazione ostaggio
della velocità.
Scaricate l'introduzione integrale
di libro. Quindi con più spazio, connessioni, dettagli. E
quella profondità che manca alla comunicazione ostaggio
della velocità.
Scaricate l'introduzione integrale
lunedì 5 marzo 2012
Golem informazione. La primavera egiziana
Mostre, libri e appuntamenti
ROMA. Una settimana di incontri, presentazioni e mostre alla libreria Odradek di Roma in via dei Banchi Vecchi, 57. Sabato 18 alle 18 presentazione del volume monografico e mostra di Giuliano Pastori. Intervengono G. Costanza Meli, editore e curatrice della collana Quaderni d’arte e Silvano Manganaro, storico dell’arte, e l`autore. In esposizione alcune opere dell’artista, fino al 23 febbraio.
Martedì 21 alle 18 verrà presentato il libro di Davide Berruti La chiamavano guerra Appunti di viaggio sulla pace e sull'arte di costruirla. Intervengono con l’autore Massimo Marotti, capo unità Pesc-Psdc – Ministero Affari Esteri, il giornalista di Repubblica Pietro Veronese e Marco Rotelli dell`ong Intersos. Come si costruisce la pace e perché “conviene” di più fare la guerra? Questo libro svela i meccanismi che oppongono la costruzione della pace alle spinte nazionaliste, dell’odio etnico, della sopraffazione e della violenza. Il termine guerra è tenuto lontano dagli strateghi della comunicazione, vuoi per ottenere consenso nei percorsi parlamentari e dall’opinione pubblica, vuoi per non disturbare l’andamento dei mercati e delle borse con notizie troppo allarmanti. Ma anche per non risvegliare troppo quella coscienza collettiva che, se informata, si leverebbe contro ogni disavventura di conquista o scellerato progetto di intervento militare. Ed ecco che proprio loro, i militari, hanno inventato e diffuso la nuova veste della guerra: il peacekeeping…Mercoledì 22 febbraio alle 18, verrà presentato il libro di Giuseppe Acconcia La primavera egiziana e le Rivoluzioni in Medio Oriente. Sarà presente l’autore con il giornalista Emanuele Giordana.
Giovedì 23 febbraio sempre alle 18, presentazione del romanzo di Claudio Morandini Rapsodia su un solo tema. Colloqui con Rafail Dvoinikov (Manni 2010). Intervengono oltre l’autore, Umberto Rossi, critico letterario, e Fabio Ciriachi, poeta e scrittore.
Venerdì 24 febbraio ore 18,00 Milanocosa presenta Milano: Storia e Immaginazione
Milanocosa Edizioni 2011. Con i curatori del libro Adam Vaccaro, Luigi Cannillo e Laura Cantelmo intervengono Maria Jatosti e Donato Di Stasi.
© goleminformazione.it
martedì 7 febbraio 2012
Copti-musulmani
Eman Sharaf, nuovo primo ministro, è sceso venerdì in piazza tra i manifestanti e ha parlato con alcuni giovani della coalizione dei rivoluzionari. Sharaf, ministro dei trasporti tra il 2004 e il 2005, ingegnere, dimessosi in conflitto con Gamal e businessmen della vecchia guardia, è stato l’unico membro di un governo di Mubarak ad unirsi l’8 febbraio ai manifestanti. Anche Khayrat Al Shater dei Fratelli musulmani, in prigione dal 2006, era in piazza venerdì. Nel colloquio che Sharaf ha avuto con la gente in piazza, i manifestanti hanno chiesto radicali cambiamenti nella polizia di stato, il rilascio di detenuti, la formazione di un governo tecnico, composto da civili. “Sharaf ha detto di tornare a casa. E se non agirà nell’interesse della Rivoluzione, di ritornare in piazza” – dice Khaled, che dormirà nelle tende di piazza Tahrir anche stanotte. Una parte dei manifestanti ha intenzione di continuare a protestare. Parte della “coalizione del 25 gennaio” ha uno spirito antipolitico. E saranno proprio questi gruppi a non lasciare la piazza finchè l’ultimo membro del vecchio regime sarà al potere.
Il clima, soprattutto in alcuni quartieri resta teso. “Gli egiziani non si fidano della polizia - sostiene Labib, giornalista di Youm El Saba, fermato nei giorni delle manifestazioni. E questo perché le istituzioni egiziane si sono indebolite. Finché non verrà ricostruito un ministero dell’interno, chi avrà fiducia nei poliziotti?”. Si registrano sparatorie e regolamenti di conti in quartieri popolari come Sayeda Zeinab, Dar El Salam e Shubra. In particolare in questo quartiere lo sciopero del settore chimico farmaucetico è culminato in scontri che hanno determinato l’intervento dell’esercito. “Dal mio balcone di casa- racconta preoccupato Emad, giovane studente di Sayeda Zeinab- vedo gruppi di malvimenti che lottano tra loro con coltelli e armi. E nessuno interviene per fermarli”. Molti ritengono che il degenerare delle condizioni di sicurezza dipenda dall’assenza della polizia e dall’attendismo dell’esercito. Mentre è ancora difficile capire se il sistema giudiziario sarà in grado di processare gli ex ministri del governo Mubarak. E’ fissata per il cinque marzo prossimo la prima udienza dell’ex ministro dell’interno, Habib El Adly, accusato di concussione. Lo stesso El Adly è stato iscritto nel registro degli indagati per l’attentato alla chiesa cristiano-copta di Alessandria del 7 gennaio scorso. E se i bambini sono tornati a scuola domenica, molti genitori preferiscono tenerli in casa. “Non è sicuro spostarsi da un quartiere ad un altro della città. – dice Eman, madre di quattro bambine. E ho ancora notizie di persone scomparse, di autobus fermati da malviventi per spaventare i bambini”. Questa atmosfera tesa svuota le strade del Cairo dopo mezzanotte, in rispetto del coprifuoco. E sconvolge le abitudini di molti egiziani che di solito si attardano nei mercati e nei piccoli caffè aperti fino a notte fonda.
Ma a subire direttamente questo vuoto politico sono in particolare i cristiani copti. Nei giorni scorsi, una chiesa è stata bruciata ad Helwan. E nella notte di martedì sono morti almeno dieci copti nel quartiere popolare di Moqattam. Poche settimane fa, sei monaci del Monastero San Bishoy nel deserto egiziano sono rimasti feriti mentre l’esercito abbatteva un muro di cinta costruito dai religiosi. “In questo caso non c’è responsabilitá dell’esercito. I monaci non dovevano costruire su quel terreno – assicura padre Kamal della chiesa cattolica San Joseph del centro del Cairo. Non c’è un governo e la gente approfitta per commettere abusi edilizi”. Tutte le chiese del Cairo sono controllate dalla polizia o dall’esercito. “Nei giorni della rivolta non abbiamo avuto alcun attacco - continua il frate. Non so se le accuse mosse ad El Adly rispondano al vero. Potrebbe essere stata una mossa per distogliere l’attenzione da questioni politiche. Certo già nel mese di novembre la polizia ha chiesto di mettere ferri di protezione intorno alle chiese”. E sui Fratelli musulmani, padre Kamal non ha dubbi: “sono amici dei patriarchi copti, ma non vogliono che i cristiani siano classe dirigente in questo paese. E sono profondamente divisi”. Ho incontrato padre Bishoy nella chiesa copto-ortodossa Angelo Gabriele del quartiere popolare di Abdin. “Non ho notizie sicure su quello che è avvenuto nel deserto. Forse l’esercito ha una direzione islamista”. E sull’attentato di Alessandria: “è possibile che le accuse mosse al ministero siano vere. Con quell’attentato avrebbero dato l’impressione che gli islamisti sono un pericolo per i copti”. In merito all’azione politica dei Fratelli musulmani, il padre sorride: “le loro parole sono pacifiche, ma il loro cuore non si può scorgere.” Per entrare nella Cattedrale di San Marco del quartiere Abbasseya si viene controllati con un metal detector. Molti giovani si attardano nei giardini della chiesa dopo la messa della domenica. “Non è strano che gli attacchi ai cristiani avvengano quando c’è la polizia a proteggere i luoghi di culto? – si chiedono Rania e Mary. Nelle settimane della rivolta nessuno ha toccato le chiese nonostante non ci fosse alcun controllo”. Queste ragazze hanno il sospetto che il coinvolgimento dell’ex ministro dell’interno sia plausibile: “sono dei singoli uomini corrotti ad agire in questa maniera”. Mentre i Fratelli musulmani sono “a noi familiari, ci aiutano nei momenti di difficoltà. Molti di loro vogliono tenersi lontani dalla politica”. “E – aggiungono le ragazze – nei giorni delle proteste cristiani e musulmani stavano insieme a proteggere case e quartieri.” Se questi episodi di intimidazione a danno di cristiani e attivisti facciano parte di una strategia della tensione é ancora presto dirlo. La strada verso le elezioni è ancora piena di insidie.
Articolo apparso su Il manifesto e oriente Cristiano la scorsa primavera
Il clima, soprattutto in alcuni quartieri resta teso. “Gli egiziani non si fidano della polizia - sostiene Labib, giornalista di Youm El Saba, fermato nei giorni delle manifestazioni. E questo perché le istituzioni egiziane si sono indebolite. Finché non verrà ricostruito un ministero dell’interno, chi avrà fiducia nei poliziotti?”. Si registrano sparatorie e regolamenti di conti in quartieri popolari come Sayeda Zeinab, Dar El Salam e Shubra. In particolare in questo quartiere lo sciopero del settore chimico farmaucetico è culminato in scontri che hanno determinato l’intervento dell’esercito. “Dal mio balcone di casa- racconta preoccupato Emad, giovane studente di Sayeda Zeinab- vedo gruppi di malvimenti che lottano tra loro con coltelli e armi. E nessuno interviene per fermarli”. Molti ritengono che il degenerare delle condizioni di sicurezza dipenda dall’assenza della polizia e dall’attendismo dell’esercito. Mentre è ancora difficile capire se il sistema giudiziario sarà in grado di processare gli ex ministri del governo Mubarak. E’ fissata per il cinque marzo prossimo la prima udienza dell’ex ministro dell’interno, Habib El Adly, accusato di concussione. Lo stesso El Adly è stato iscritto nel registro degli indagati per l’attentato alla chiesa cristiano-copta di Alessandria del 7 gennaio scorso. E se i bambini sono tornati a scuola domenica, molti genitori preferiscono tenerli in casa. “Non è sicuro spostarsi da un quartiere ad un altro della città. – dice Eman, madre di quattro bambine. E ho ancora notizie di persone scomparse, di autobus fermati da malviventi per spaventare i bambini”. Questa atmosfera tesa svuota le strade del Cairo dopo mezzanotte, in rispetto del coprifuoco. E sconvolge le abitudini di molti egiziani che di solito si attardano nei mercati e nei piccoli caffè aperti fino a notte fonda.
Ma a subire direttamente questo vuoto politico sono in particolare i cristiani copti. Nei giorni scorsi, una chiesa è stata bruciata ad Helwan. E nella notte di martedì sono morti almeno dieci copti nel quartiere popolare di Moqattam. Poche settimane fa, sei monaci del Monastero San Bishoy nel deserto egiziano sono rimasti feriti mentre l’esercito abbatteva un muro di cinta costruito dai religiosi. “In questo caso non c’è responsabilitá dell’esercito. I monaci non dovevano costruire su quel terreno – assicura padre Kamal della chiesa cattolica San Joseph del centro del Cairo. Non c’è un governo e la gente approfitta per commettere abusi edilizi”. Tutte le chiese del Cairo sono controllate dalla polizia o dall’esercito. “Nei giorni della rivolta non abbiamo avuto alcun attacco - continua il frate. Non so se le accuse mosse ad El Adly rispondano al vero. Potrebbe essere stata una mossa per distogliere l’attenzione da questioni politiche. Certo già nel mese di novembre la polizia ha chiesto di mettere ferri di protezione intorno alle chiese”. E sui Fratelli musulmani, padre Kamal non ha dubbi: “sono amici dei patriarchi copti, ma non vogliono che i cristiani siano classe dirigente in questo paese. E sono profondamente divisi”. Ho incontrato padre Bishoy nella chiesa copto-ortodossa Angelo Gabriele del quartiere popolare di Abdin. “Non ho notizie sicure su quello che è avvenuto nel deserto. Forse l’esercito ha una direzione islamista”. E sull’attentato di Alessandria: “è possibile che le accuse mosse al ministero siano vere. Con quell’attentato avrebbero dato l’impressione che gli islamisti sono un pericolo per i copti”. In merito all’azione politica dei Fratelli musulmani, il padre sorride: “le loro parole sono pacifiche, ma il loro cuore non si può scorgere.” Per entrare nella Cattedrale di San Marco del quartiere Abbasseya si viene controllati con un metal detector. Molti giovani si attardano nei giardini della chiesa dopo la messa della domenica. “Non è strano che gli attacchi ai cristiani avvengano quando c’è la polizia a proteggere i luoghi di culto? – si chiedono Rania e Mary. Nelle settimane della rivolta nessuno ha toccato le chiese nonostante non ci fosse alcun controllo”. Queste ragazze hanno il sospetto che il coinvolgimento dell’ex ministro dell’interno sia plausibile: “sono dei singoli uomini corrotti ad agire in questa maniera”. Mentre i Fratelli musulmani sono “a noi familiari, ci aiutano nei momenti di difficoltà. Molti di loro vogliono tenersi lontani dalla politica”. “E – aggiungono le ragazze – nei giorni delle proteste cristiani e musulmani stavano insieme a proteggere case e quartieri.” Se questi episodi di intimidazione a danno di cristiani e attivisti facciano parte di una strategia della tensione é ancora presto dirlo. La strada verso le elezioni è ancora piena di insidie.
Articolo apparso su Il manifesto e oriente Cristiano la scorsa primavera
lunedì 16 gennaio 2012
Unione inquilini, Pisa
Chiesa incendiata, riesplode il conflitto copti-musulmani - Giuseppe Acconcia
IL CAIRO - Due uomini sono stati uccisi durante scontri tra musulmani e cristiani in a Helwan, un quartiere a sud del Cairo: la chiesa copta Shahedain è stata incendiata. Alla base dell'incidente ci sarebbe una lite scoppiata per impedire il matrimonio di una donna cristiana con un uomo musulmano. Cristiani e musulmani in Egitto convivono abbastanza serenamente, ma spesso nascono dispute sulla questione dei matrimoni misti, dell'ingresso dei copti nell'esercito e dell'accesso dei cristiani alle alte cariche dello stato. E l'atteggiamento dei Fratelli musulmani nei confronti dei copti è spesso contraddittorio. Padre Kamal ammette: «I Fratelli musulmani sono amici dei patriarchi copti, ma non vogliono che i cristiani siano classe dirigente in questo paese. E sono profondamente divisi". Mentre la gente comune ha un punto di vista diverso: "i Fratelli musulmani sono a noi familiari - dice Bishoy - ci aiutano nei momenti di difficoltà. Molti di loro vogliono tenersi lontani dalla politica". "E - aggiunge il ragazzo - nei giorni delle proteste cristiani e musulmani stavano insieme a proteggere case e quartieri." Questo episodio testimonia il peggioramento delle condizioni di sicurezza in Egitto in seguito alla dissoluzione della polizia dalla fine di gennaio e l'inefficace controllo sull'apparato di sicurezza del ministero degli interni. Proprio per protestare contro le bande di baltagheia che girano indisturbate per le città, tra ieri e oggi migliaia di manifestanti hanno circondato le caserme di Giza, Alessandria e 6 ottobre. l Consiglio delle forze armate ha annunciato che il 19 marzo si terrà il referendum sulle modifiche alla Costituzione. Gli egiziani decideranno chi è candidabile alla presidenza, la durata del mandato e la sospensione della legge di emergenza. Dopo questa notizia e in seguito al gesto di Eman Sharaf, nuovo primo ministro, che è sceso venerdì in piazza e ha parlato con alcuni giovani della coalizione, la maggior parte dei manifestanti ha lasciato piazza Tahrir. I manifestanti hanno chiesto a Sharaf di ripristinare il sistema di polizia per la pericolosa presenza di bande criminali in aree popolari e la formazione di un governo tecnico, composto da civili. In ogni caso, una parte dei manifestanti ha intenzione di non andare via. Parte della "coalizione del 25 gennaio" ha uno spirito antipolitico. La prima difficoltà di Sharaf sarà di sostituire figure chiave dell'establishment di Mubarak, come il ministro degli esteri Abu Gheit e Mamdu Marei, ministro della giustizia. Avrebbero entrambi avuto un ruolo fondamentale nel favorire il trasferimento dei beni di Mubarak all'estero. Ma tutto il quadro politico egiziano è in fermento. Giovani attivisti del Tagammu hanno annunciato la formazione dell'Unione per il progresso in opposizione alla leadership del partito. Mentre, Kamal Kalil ha dichiarato vicina la nascita di un terzo partito di sinistra, il Partito democratico dei lavoratori. Inoltre, 18 ordini sufi si sono accordati per la formazione del primo partito sufi d'Egitto, scegliendo Ahmed Maher come rappresentante legale.
Giuseppe Acconcia
IL CAIRO - Due uomini sono stati uccisi durante scontri tra musulmani e cristiani in a Helwan, un quartiere a sud del Cairo: la chiesa copta Shahedain è stata incendiata. Alla base dell'incidente ci sarebbe una lite scoppiata per impedire il matrimonio di una donna cristiana con un uomo musulmano. Cristiani e musulmani in Egitto convivono abbastanza serenamente, ma spesso nascono dispute sulla questione dei matrimoni misti, dell'ingresso dei copti nell'esercito e dell'accesso dei cristiani alle alte cariche dello stato. E l'atteggiamento dei Fratelli musulmani nei confronti dei copti è spesso contraddittorio. Padre Kamal ammette: «I Fratelli musulmani sono amici dei patriarchi copti, ma non vogliono che i cristiani siano classe dirigente in questo paese. E sono profondamente divisi". Mentre la gente comune ha un punto di vista diverso: "i Fratelli musulmani sono a noi familiari - dice Bishoy - ci aiutano nei momenti di difficoltà. Molti di loro vogliono tenersi lontani dalla politica". "E - aggiunge il ragazzo - nei giorni delle proteste cristiani e musulmani stavano insieme a proteggere case e quartieri." Questo episodio testimonia il peggioramento delle condizioni di sicurezza in Egitto in seguito alla dissoluzione della polizia dalla fine di gennaio e l'inefficace controllo sull'apparato di sicurezza del ministero degli interni. Proprio per protestare contro le bande di baltagheia che girano indisturbate per le città, tra ieri e oggi migliaia di manifestanti hanno circondato le caserme di Giza, Alessandria e 6 ottobre. l Consiglio delle forze armate ha annunciato che il 19 marzo si terrà il referendum sulle modifiche alla Costituzione. Gli egiziani decideranno chi è candidabile alla presidenza, la durata del mandato e la sospensione della legge di emergenza. Dopo questa notizia e in seguito al gesto di Eman Sharaf, nuovo primo ministro, che è sceso venerdì in piazza e ha parlato con alcuni giovani della coalizione, la maggior parte dei manifestanti ha lasciato piazza Tahrir. I manifestanti hanno chiesto a Sharaf di ripristinare il sistema di polizia per la pericolosa presenza di bande criminali in aree popolari e la formazione di un governo tecnico, composto da civili. In ogni caso, una parte dei manifestanti ha intenzione di non andare via. Parte della "coalizione del 25 gennaio" ha uno spirito antipolitico. La prima difficoltà di Sharaf sarà di sostituire figure chiave dell'establishment di Mubarak, come il ministro degli esteri Abu Gheit e Mamdu Marei, ministro della giustizia. Avrebbero entrambi avuto un ruolo fondamentale nel favorire il trasferimento dei beni di Mubarak all'estero. Ma tutto il quadro politico egiziano è in fermento. Giovani attivisti del Tagammu hanno annunciato la formazione dell'Unione per il progresso in opposizione alla leadership del partito. Mentre, Kamal Kalil ha dichiarato vicina la nascita di un terzo partito di sinistra, il Partito democratico dei lavoratori. Inoltre, 18 ordini sufi si sono accordati per la formazione del primo partito sufi d'Egitto, scegliendo Ahmed Maher come rappresentante legale.
Giuseppe Acconcia
lunedì 9 gennaio 2012
The Mevlevi's House su all voices
The Mevlevi's house
It was one of the events of the Spring Festival organised by the NGO Al-Mawared Al-Thaqafi, and it took place inside the old Tekkaya. On 8 May the experimental folk Czech violinist Iva Bittova and the Iraqi oudist Anwar Abudragh started the evenings of the festival with an interesting concert. FULL ARTICLE AT Weekly Arham
domenica 8 gennaio 2012
Predoni e falsari del nuovo Egitto
Predoni e falsari del nuovo Egitto
Fonte: Giuseppe Acconcia - il manifesto
Venerdì 25 Marzo 2011 09:34 -
L'esercito abbandona le sue posizioni, ma il patrimonio egizio
resta sotto attacco. Complice il vuoto politico e le manovre della
cricca Mubarak, i furti di professionisti si moltiplicano. Così come i
ritrovamenti, tra statue e scarabei dimenticati in strada e
«patacche» gettate nel Nilo
IL CAIRO - La polizia è tornata a difendere
martedì 3 gennaio 2012
Intervento dal Cairo al convegno sui migranti
"Venti di democrazia dal nordafrica"
di Vittoria Caffaro
Domenica 10 aprile 2011 dalle ore 9,00 presso la sala riunione del Piano Sociale di zona Ambito S1 in via Libroia, 52 a Nocera Inferiore si è tenuto il convegno sull'immigrazione "Venti di democrazia dal nordafrica" promosso dall'Arci di Nocera nell'ambito del progetto "Crescere insieme - attività interculturale".
L'incontro è stato l'occasione per le realtà del territorio che si occupano di immigrazione di discutere e confrontarsi con quanto sta avvenendo in Africa, delle rivolte, dei movimenti rivoluzionari. Contemporaneamente l'associazione Goré di Sarno ha allestito una mostra fotografica dal titolo "Dall'emigrazione all'immigrazione". Cuore dell'intero convegno è stato l'intervento, in collegamento video dall'Egitto, di Giuseppe Acconcia, giornalista e ricercatore specializzato in Medio oriente, collabora con diverse testate giornalistiche, vive tra l'Italia e l'Egitto ed è impegnato nella cooperazione euromediterranea. Numerose sono state le domande dei presenti alle quali Giuseppe ha risposto con sollecitudine ed attenzione, raccontando il clima che si respira in questo periodo in Egitto, di come il movimento rivoluzionario si stia diffondendo grazie a facebook, della grande attivazione e partecipazione dei giovani e delle donne, in prima linea sia nell'organizzazione di manifestazioni che in piazza a protestare. Il nostro Centro ha partecipato attivamente all'incontro perché il gruppo di persone che frequentano il Corso di italiano presso il Centro di Accoglienza La Tenda, in via Isaia Rossi a Nocera Inferiore ha discusso durante gli ultimi appuntamenti di quanto sta avvenendo nei Paesi del Nord Africa e in particolare della rivolta del popolo libico contro la dittatura di MU' AMMAR GHEDDAFI e dei continui sbarchi che stanno portando in Italia tante persone. Durante il convegno, a nome di tutto il gruppo del corso, è intervenuta ISUMY di origine cubana, in Italia da due mesi, laureata in matematica e che vive a Nocera. Ecco quanto ha detto Isumy:
La Libia come paese orientale ha come economia fondamentale il petrolio quindi è un paese molto ricco. La rivoluzione del popolo libico è un fatto interno, dopo si è trasformato in una situazione politica internazionale, perché i paesi stranieri che sono intervenuti in Libia lo hanno fatto perché Gheddafi non rispettava il popolo libico.
Il popolo libico deve essere aiutato non solo dall'Italia, ma anche da tutti gli altri paesi. L'aiuto che sta ricevendo non è sufficiente e il problema interno è ancora grave. La vita del popolo libico ha bisogno di un cambiamento totale. La Libia può riuscire anche da sola a risolvere questa situazione. L'intervento degli altri paesi è piuttosto politico; difatti, ritengo che sia stato fatto essenzialmente per il petrolio. La gente innocente non dovrebbe morire in questo modo. Spero che il leader libico si arrenda e lasci il popolo libero a scegliere da sé. I giovani africani si ribellano alla dittatura per avere libertà, migliori condizioni di vita, un lavoro, una famiglia ecc. Rispetto alla Libia la Tunisia è un paese povero. Non ha scuole, non c'è lavoro, non c'è tutela della salute. Anche se non c'è più la dittatura il tunisino scappa per trovare subito condizioni di vita normali. I giovani africani si ribellano perché sono disperati. A causa della povertà molti africani sono costretti a prendere decisioni eccessive come emigrare anche a costo della propria vita. Ritengo che a differenza della Libia gli altri paesi africani debbano ricevere un concreto aiuto umanitario come la costruzione di strutture e l'adozione a distanza dei bambini senza famiglia.
Nel mio paese (Cuba) i giovani non si ribellano anche se esiste la dittatura e la mancanza di libertà ed è certo che Cuba è un paese povero bloccato e del terzo mondo, però il potere costituito ha dato al popolo i servizi principali affinché questo ne potesse usufruire come: scuola, istruzione, salute e assistenza minima agli anziani.
di Vittoria Caffaro
Domenica 10 aprile 2011 dalle ore 9,00 presso la sala riunione del Piano Sociale di zona Ambito S1 in via Libroia, 52 a Nocera Inferiore si è tenuto il convegno sull'immigrazione "Venti di democrazia dal nordafrica" promosso dall'Arci di Nocera nell'ambito del progetto "Crescere insieme - attività interculturale".
L'incontro è stato l'occasione per le realtà del territorio che si occupano di immigrazione di discutere e confrontarsi con quanto sta avvenendo in Africa, delle rivolte, dei movimenti rivoluzionari. Contemporaneamente l'associazione Goré di Sarno ha allestito una mostra fotografica dal titolo "Dall'emigrazione all'immigrazione". Cuore dell'intero convegno è stato l'intervento, in collegamento video dall'Egitto, di Giuseppe Acconcia, giornalista e ricercatore specializzato in Medio oriente, collabora con diverse testate giornalistiche, vive tra l'Italia e l'Egitto ed è impegnato nella cooperazione euromediterranea. Numerose sono state le domande dei presenti alle quali Giuseppe ha risposto con sollecitudine ed attenzione, raccontando il clima che si respira in questo periodo in Egitto, di come il movimento rivoluzionario si stia diffondendo grazie a facebook, della grande attivazione e partecipazione dei giovani e delle donne, in prima linea sia nell'organizzazione di manifestazioni che in piazza a protestare. Il nostro Centro ha partecipato attivamente all'incontro perché il gruppo di persone che frequentano il Corso di italiano presso il Centro di Accoglienza La Tenda, in via Isaia Rossi a Nocera Inferiore ha discusso durante gli ultimi appuntamenti di quanto sta avvenendo nei Paesi del Nord Africa e in particolare della rivolta del popolo libico contro la dittatura di MU' AMMAR GHEDDAFI e dei continui sbarchi che stanno portando in Italia tante persone. Durante il convegno, a nome di tutto il gruppo del corso, è intervenuta ISUMY di origine cubana, in Italia da due mesi, laureata in matematica e che vive a Nocera. Ecco quanto ha detto Isumy:
La Libia come paese orientale ha come economia fondamentale il petrolio quindi è un paese molto ricco. La rivoluzione del popolo libico è un fatto interno, dopo si è trasformato in una situazione politica internazionale, perché i paesi stranieri che sono intervenuti in Libia lo hanno fatto perché Gheddafi non rispettava il popolo libico.
Il popolo libico deve essere aiutato non solo dall'Italia, ma anche da tutti gli altri paesi. L'aiuto che sta ricevendo non è sufficiente e il problema interno è ancora grave. La vita del popolo libico ha bisogno di un cambiamento totale. La Libia può riuscire anche da sola a risolvere questa situazione. L'intervento degli altri paesi è piuttosto politico; difatti, ritengo che sia stato fatto essenzialmente per il petrolio. La gente innocente non dovrebbe morire in questo modo. Spero che il leader libico si arrenda e lasci il popolo libero a scegliere da sé. I giovani africani si ribellano alla dittatura per avere libertà, migliori condizioni di vita, un lavoro, una famiglia ecc. Rispetto alla Libia la Tunisia è un paese povero. Non ha scuole, non c'è lavoro, non c'è tutela della salute. Anche se non c'è più la dittatura il tunisino scappa per trovare subito condizioni di vita normali. I giovani africani si ribellano perché sono disperati. A causa della povertà molti africani sono costretti a prendere decisioni eccessive come emigrare anche a costo della propria vita. Ritengo che a differenza della Libia gli altri paesi africani debbano ricevere un concreto aiuto umanitario come la costruzione di strutture e l'adozione a distanza dei bambini senza famiglia.
Nel mio paese (Cuba) i giovani non si ribellano anche se esiste la dittatura e la mancanza di libertà ed è certo che Cuba è un paese povero bloccato e del terzo mondo, però il potere costituito ha dato al popolo i servizi principali affinché questo ne potesse usufruire come: scuola, istruzione, salute e assistenza minima agli anziani.
mercoledì 28 dicembre 2011
Il ricordo del Cairo
IL CAIRO -Il ricordo di Vittorio Arrigoni scorre sul Nilo. È lì che ieri sera centinaia di persone si sono incontrate tenendo una candela tra le mani in sua memoria.
Giovani egiziani, studenti dei corsi di italiano e la comunità italiana del Cairo hanno dato l'ultimo saluto al 36enne attivista ucciso a Gaza nei pressi dell'Ambasciata italiana, a Garden City. «Vittorio è ancora con me, porto un suo ciondolo e il suo zaino» - racconta commosso Osama Qashoo, attivista dell'International solidarity movement per la Palestina. «Abbiamo fatto di tutto perché il corpo di Vittorio - continua il giovane palestinese - non passasse attraverso Israele. La nostra iniziativa serve a tenere vivo il ricordo di un ragazzo pieno di umanità, che ha dato la sua vita per la causa palestinese».
Osama ha iniziato a difendere i diritti dei palestinesi proprio dopo aver conosciuto Vittorio - che in passato ha trascorso alcuni mesi al Cairo - che lo ha rincuorato e incoraggiato dopo la scomparsa di un suo amico, morto davanti ai suoi occhi. Alla fiaccolata ha partecipato anche una delegazione di Fratelli musulmani (Libertà e Giustizia). Adel Hamed, Gamal Hanafi e Azem Farouk, ex parlamentari vicini alla confraternita, hanno portato le condoglianze della Guida suprema Badie.
Nel pomeriggio era stata allestita una breve camera ardente alla quale hanno preso parte le suore che alloggiano nell'Ospedale italiano Umberto I, nel cuore dell'antico quartiere di Abasseya al Cairo. Intorno alle 16 la salma dell'attivista italiano è stata trasferita all'aeroporto del Cairo dove dovrà rimanere 24 ore prima della partenza di domani con un volo Alitalia.
Il cadavere era arrivato in Egitto alle ore 20 di lunedì. Un corteo di vetture aveva oltrepassato il valico di Rafah dopo i primi funerali a Gaza City. «Vittorio è stato accompagnato dal suo amico Osama - racconta suor Pina, che ha seguito tutte le operazioni -. Il palestinese è arrivato in Egitto da Londra e ha seguito il corteo lungo il confine tra Gaza e Egitto». Dalla sera di lunedì il corpo di Vittorio è stato conservato nell'obitorio dell'ospedale. Alcune persone hanno fatto visita al giovane prima che venisse trasferito. A prima vista sembra siano stati effettuati una serie di esami sul cadavere a Gaza City. Intorno al corpo erano sistemate buste di ghiaccio e una corona di alloro con la scritta: «Non ti dimenticheremo». Restano ancora da stabilire le cause della morte, avvenuta per soffocamento o strangolamento.
La fiaccolata notturna del Cairo ha avuto un successo inatteso. Mohammed Saladin Nusair, 22enne di Mohandessen, studente di ingegneria, ha lanciato l'iniziativa di un ricordo per Vittorio su Facebbok nel pomeriggio di lunedì. La pagina «Fiaccolata per Vittorio Arrigoni al Cairo» ha raggiunto in poche ore le 1000 adesioni. «Sono un giovane attivista egiziano per i diritti dei palestinesi - racconta Mohammed -. Vittorio era uno di noi. Anche se non l'ho mai incontrato seguivo i suoi reportage attraverso Twitter e altri blog». Mohammed è emozionato, non si capacita che la sua iniziativa abbia avuto tanto seguito. Subito dopo l'apertura della pagina sono arrivate proposte per ricordare Vittorio. Così Mohammed ha chiesto di scrivere delle parole da spedire alla famiglia del ragazzo. «I palestinesi sono la mia gente - aggiunge Mohammed, organizzatore della fiaccolata -. Ammiravo Vittorio perché non ha lasciato Gaza neppure nei momenti peggiori, di guerra e assedio. Voleva consegnare un messaggio di pace a tutti. E per questo la sua morte mi ha profondamente colpito». La salma del giovane sarà mercoledì a Bulciago, il paese in provincia di Lecco dove è nato e vive la sua famiglia.
da "il manifesto" del 20 aprile 2011
Giovani egiziani, studenti dei corsi di italiano e la comunità italiana del Cairo hanno dato l'ultimo saluto al 36enne attivista ucciso a Gaza nei pressi dell'Ambasciata italiana, a Garden City. «Vittorio è ancora con me, porto un suo ciondolo e il suo zaino» - racconta commosso Osama Qashoo, attivista dell'International solidarity movement per la Palestina. «Abbiamo fatto di tutto perché il corpo di Vittorio - continua il giovane palestinese - non passasse attraverso Israele. La nostra iniziativa serve a tenere vivo il ricordo di un ragazzo pieno di umanità, che ha dato la sua vita per la causa palestinese».
Osama ha iniziato a difendere i diritti dei palestinesi proprio dopo aver conosciuto Vittorio - che in passato ha trascorso alcuni mesi al Cairo - che lo ha rincuorato e incoraggiato dopo la scomparsa di un suo amico, morto davanti ai suoi occhi. Alla fiaccolata ha partecipato anche una delegazione di Fratelli musulmani (Libertà e Giustizia). Adel Hamed, Gamal Hanafi e Azem Farouk, ex parlamentari vicini alla confraternita, hanno portato le condoglianze della Guida suprema Badie.
Nel pomeriggio era stata allestita una breve camera ardente alla quale hanno preso parte le suore che alloggiano nell'Ospedale italiano Umberto I, nel cuore dell'antico quartiere di Abasseya al Cairo. Intorno alle 16 la salma dell'attivista italiano è stata trasferita all'aeroporto del Cairo dove dovrà rimanere 24 ore prima della partenza di domani con un volo Alitalia.
Il cadavere era arrivato in Egitto alle ore 20 di lunedì. Un corteo di vetture aveva oltrepassato il valico di Rafah dopo i primi funerali a Gaza City. «Vittorio è stato accompagnato dal suo amico Osama - racconta suor Pina, che ha seguito tutte le operazioni -. Il palestinese è arrivato in Egitto da Londra e ha seguito il corteo lungo il confine tra Gaza e Egitto». Dalla sera di lunedì il corpo di Vittorio è stato conservato nell'obitorio dell'ospedale. Alcune persone hanno fatto visita al giovane prima che venisse trasferito. A prima vista sembra siano stati effettuati una serie di esami sul cadavere a Gaza City. Intorno al corpo erano sistemate buste di ghiaccio e una corona di alloro con la scritta: «Non ti dimenticheremo». Restano ancora da stabilire le cause della morte, avvenuta per soffocamento o strangolamento.
La fiaccolata notturna del Cairo ha avuto un successo inatteso. Mohammed Saladin Nusair, 22enne di Mohandessen, studente di ingegneria, ha lanciato l'iniziativa di un ricordo per Vittorio su Facebbok nel pomeriggio di lunedì. La pagina «Fiaccolata per Vittorio Arrigoni al Cairo» ha raggiunto in poche ore le 1000 adesioni. «Sono un giovane attivista egiziano per i diritti dei palestinesi - racconta Mohammed -. Vittorio era uno di noi. Anche se non l'ho mai incontrato seguivo i suoi reportage attraverso Twitter e altri blog». Mohammed è emozionato, non si capacita che la sua iniziativa abbia avuto tanto seguito. Subito dopo l'apertura della pagina sono arrivate proposte per ricordare Vittorio. Così Mohammed ha chiesto di scrivere delle parole da spedire alla famiglia del ragazzo. «I palestinesi sono la mia gente - aggiunge Mohammed, organizzatore della fiaccolata -. Ammiravo Vittorio perché non ha lasciato Gaza neppure nei momenti peggiori, di guerra e assedio. Voleva consegnare un messaggio di pace a tutti. E per questo la sua morte mi ha profondamente colpito». La salma del giovane sarà mercoledì a Bulciago, il paese in provincia di Lecco dove è nato e vive la sua famiglia.
da "il manifesto" del 20 aprile 2011
martedì 27 dicembre 2011
Rivolte e cultura
IL METAESERCITO DELLA CULTURA
martedì, maggio 17, 2011
di Giuseppe Acconcia Le rivolte d’Egitto dal 1952 al 2011 Sheikh Imam cantava: “nei nostri campi c’è chi come noi lavora con le mani/le birrerie vicine alle industrie e le prigioni al posto dei giardini/lascia (sicurezza di stato) i tuoi segugi per strada e chiudici nelle tue prigioni/non lasciarci dormire nei nostri letti/dormiremo in prigione [...]
martedì, maggio 17, 2011
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venerdì 23 dicembre 2011
La doppia verita' siriana sul sito del Cosv
- La doppia verità siriana: tra primavere arabe e propaganda di regime
- Autore
- Giuseppe Acconcia
- Editore
- ISPI
- Anno
- 2011
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