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mercoledì 23 maggio 2012

La recensione su Il Mattino



Il saggio

Cronache da una rivoluzione inconclusa

Accade ben di rado che un saggio di carattere socio-politico, e per di più relativo ad un fenomeno ancora in piena evoluzione come quello della caduta di Mubarak, narri con accenti letterari gli accadimenti dei quali indaga le ragioni profonde, le dinamiche in atto e le prospettive a breve e lungo termine. Eppure “La Primavera egiziana e le Rivoluzioni in Medio Oriente” (Infinito Edizioni, euro 13) di Giuseppe Acconcia ha proprio il pregio di un lungo racconto che prende le mosse da Damasco nel 2009 su un vecchio treno tedesco ad otto vagoni che raggiunge il Kurdistan turco per passare in Iran attraverso una frontiera che lo separa dal mondo intero. Acconcia rivede finalmente il paese che ama, «la terra metafisica dei filosofi, il sogno di Ali Shariati, uno degli ideologi della Rivoluzione islamica, è la realtà di queste strade», scrive Acconcia che poco prima, attraversando i villaggi attorno a Tabriz, ne ha lodato «la bellezza più intensa della loro povertà». Vi giunge in un momento particolare, proprio quando cominciano le proteste contro la rielezione-farsa di Ahmadinejad. In quei giorni di spasimo tornavano a casa i manifestanti rimasti feriti nel corso delle proteste. Per Acconcia la tappa a Teheran sarà illuminante perché, una volta in Egitto, si renderà conto che tutte le tecniche di guerriglia usate dai giovani iraniani vengono riprese dai loro coetanei egiziani nel 2011. Il racconto dei giorni di Piazza Tahrir è la parte più interessante del libro perché fa la cronaca dei diciotto giorni della rivolta minuto per minuto, stando al fianco dei manifestanti dal 25 gennaio, quando cominciano le manifestazioni e gli scontri con la polizia, fin all’11 febbraio, quando Mubarak si dimette. Sono i giorni in cui muoiono circa 850 persone, uccise dalle forze di sicurezza, sono i momenti drammatici in cui gli egiziani, per difendersi, organizzano dei gruppi di resistenza attorno alle loro case perché ex detenuti messi in libertà dalla polizia scorazzano indisturbati per ogni dove. Con la caduta del rais emerge il tratto distintivo della rivoluzione, e cioè l’accordo tra esercito e Fratelli Musulmani, lo stesso che oggi ne mette a rischio i risultati, tanto che viene visto dai più come un tentativo di bloccarla. A questo punto il racconto prosegue con le vicende degli ultimi due mesi dell’anno scorso, quando i manifestanti hanno ormai capito di essere stati scippati della loro Rivoluzione e che i primi ad avvantaggiarsene sono stati proprio i Fratelli Musulmani che con le elezioni hanno visto crescere il consistente potere che già avevano nel paese, dove da sempre si sostituiscono allo Stato nella gestione dei servizi sociali. Acconcia perciò mette in evidenza l’estrema pericolosità degli estremisti salafiti, e lo fa dando voce non solo alle persone della strada che hanno partecipato alle manifestazioni, ma anche alle avanguardie degli attivisti. Ha raccolto, infatti, il pensiero di Hossam Hamalawi, che è il blogger più importante d’Egitto, di Alaa Abd el-Fatteh, da poco scarcerato per essersi opposto all’esercito, di Zyad el-Aimi, uno degli attivisti più ostili al passato regime che ora è parlamentare, e finanche ha dato voce all’ottuagenario poeta in vernacolo Ahmad Foad Nigm che ha partecipato alla rivoluzione del 1952. Lentamente l’autore è diventato parte della società egiziana, presentandone la primavera rivoluzionaria su vari organi di informazione, tra cui Radio 2-Carterpillar, Radio 3 e Rai News 24. Ancora è difficile capire lo sbocco finale dei fatti narrati, ma potrebbe darsi che, ancora una volta, sia l’Iran a raggiungere per primo una compiuta democrazia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Antonio Pecoraro

domenica 13 maggio 2012Il Mattino, Cultura e Società

domenica 29 aprile 2012

La recensione di Sara Angrisani su "Il Roma"



Il volume "La Primavera egiziana" del giornalista di Roccapiemonte sarà illustrato presso la mediateca "MARTE"
Il libro di Giuseppe Acconcia verrà presentato domani a Cava

Il nuovo libro "La primavera egiziana e le Rivoluzioni in Medio Oriente" di Giuseppe Acconcia, sarà presentato venerdì 20 aprile alle ore 18.30 presso la Mediateca Marte a Cava de' Tirreni (SA), Corso Umberto I, 137. Saranno presenti Francesca Pilla, giornalista del Manifesto e il professor Emilio D'Agostino, Università di Salerno.
Il libro parte con un lungo viaggio iniziato nel 2009 da Damasco, passando per il Kurdistan e il confine con l'Iran fino a Teheran. Come dichiara l’autore: "Ho raccontato storie di giovani che manifestavano contro la rielezione di Mahmud Ahmadinejad, feriti, ma con ancora tanta voglia di combattere. I 18 giorni di rivoluzione sono descritti minuto per minuto da quando si sono raccolti i primi manifestanti fino a che le forze pro Mubarak li hanno arrestati. Sono morte 860 persone, uccise dalla polizia militare".
Il libro è una raccolta di voci e racconti di manifestanti, ma parla anche della vita dello scrittore al Cairo: "Ho conosciuto amici che da semplici studenti sono diventati protagonisti delle rivoluzioni. Oggi alcuni di loro siedono al Parlamento".
Questo libro mostra il talento e l'intraprendenza di un giovane che dalla provincia di Salerno è partito e ha viaggiato in paesi straziati da guerra e rivolte interne con la voglia di studiare e raccontare in prima persona storie di uomini e mondi differenti. Per Massimo Cirri che ha curato la prefazione, è un libro scritto sul campo, ma anche un viaggio che spiega le radici della rivoluzione egiziana del 2011-2012 e le conseguenze immediate per il futuro dell'Egitto e del Medio Oriente. A fare da scenografia alla presentazione ci sarà il video dell'artista Massimo Croce, immagini delle strade del Cairo prima della rivoluzione.
Sara Angrisani

Il Roma, Salerno
giovedì 19 aprile 2012


giovedì 19 aprile 2012

La recensione di Emanuele Giordana su Lettera 22


LA PRIMAVERA EGIZIANA
e le Rivoluzioni in Medio Oriente


Prefazione di Massimo Cirri. 
Postfazione di Vincenzo Nigro
Giuseppe Acconcia
Euro 11.75
PP157
Infinito 2012

Emanuele Giordana
Martedì 10 Aprile 2012


La genesi della rivoluzione al Cairo, la sua esplosione, le manifestazioni di piazza Tahrir, le violenze, le dimissioni del presidente egiziano Hosni Mubarak, la presa del potere da parte del Consiglio supremo delle Forze armate, le elezioni parlamentari e presidenziali, le conseguenze immediate e per il futuro dell’Egitto e del Medio Oriente.

Giuseppe Acconcia, giovane giornalista e ricercatore, che anche per Lettera22 ha scritto sull'Iran e il Medio Oriente (ora è alla London School of Oriental and African Studies a Londra) si trova in Egitto quando scoppia la primavera. Scrive da lì per Il Manifesto, Il Riformista, The Independent e Al Ahram e presta la sua voce a Radio3, Radio2 e a Rainews24 per raccontare quel che succede in piazza. La sua Primavera egiziana è però anche il racconto della sua vita al Cairo (e in Siria), forse la parte più preziosa dell'agile libretto, ben scritto e di piacevolissima lettura.

La penna di Acconcia corre così tra i vicoli, tra i banchi del pesce e delle spezie, nei quartieri poveri e in quelli ricchi, tra case fatiscenti e chiacchiere a suon di bicchieri di te. Nel seguire la rivoluzione (ben presto tradita) dei suoi coetanei. Acconcia restituisce un piccolo affresco del Cairo e un'atmosfera che la cronaca giornalistica non sempre riesce a dare. Reportage che si allunga su 150 pagine, la rivoluzione egiziana di Acconcia è il pretesto per rivelare l'anima di un viaggiatore attento e curioso. Che nel racconto delle piccole cose quotidiane riesce a comunicare la straordinaria vitalità che si sprigiona nelle sonnolente, ancorché caotiche, vie della capitale egiziana. Pre e post rivoluzionarie.
http://www.lettera22.it/showart.php?id=12160&rubrica=16

martedì 3 aprile 2012

La Primavera egiziana su La Sicilia


Primavera egiziana,
un racconto
È difficile dire se l’ultimo lavoro di Giuseppe Acconcia,“La Primavera egiziana e le Rivoluzioni in Medio Oriente” pubblicato dall’editore Infinito di Castelgandolfo (euro 13), sia un racconto letterario o un saggio socio-politico perché i due generi in esso convivono e ne rendono più agevole ed appassionante la lettura. A chi conosce il percorso formativo dell’autore balza evidente come in quest’opera egli continui a pagare un debito di gratitudine nei confronti della società iraniana, i cui fermenti civili ebbe modo di studiare attentamente quando si appoggiò all’ambasciata italiana a Teheran per preparare la sua tesi di laurea in Economia delle istituzioni internazionali alla Bocconi. La narrazione ha un esordio letterario perché comincia con la lirica rievocazione di un suo lungo viaggio che dalla Siria lo avrebbe portato in Persia attraversando la frontiera con la Turchia, «una frontiera -dice- che non è solo un limite geografico, ma  anche il passaggio in una terra che è ancora rimasta in un’epoca lontana e conserva una bellezza altrove perduta». Prima di raggiungere Teheran, incontra la città antica di Qazvin, la terra metafisica dei filosofi, e mette piede nella capitale iraniana proprio quando i giovani cominciano a manifestare contro la rielezione di Ahmadinejad. Si accorge che non si stancano di tornare in strada a sfidare il regime con tecniche di guerriglia basate su Internet e twitter per concentrarsi in un punto della città o allontanarsene all’improvviso. Sono le tecniche che ritrova al Cairo quando anche qui scoppia la rivolta. A questo punto con una appassionata cronaca descrive minuto per minuto ciò che accade, ma standosene accanto ai manifestanti invece che al sicuro in un albergo. Infatti, Acconcia vuole capire e far sapere quello che sta succedendo intorno a lui. Perciò si mette in contatto con Radio 2 – Carterpillar, Rai News ed altre testate giornalistiche, spiegando che a scendere in piazza sono soprattutto i giovani dei nuovi quartieri della capitale egiziana. Comunque la rivolta ha avuto non solo un carattere liberale e sociale perché i manifestanti hanno reclamato nuovi diritti di cittadinanza e un freno alla crescente diseguaglianza tra cittadini, ma ha pure coinvolto la Fratellanza musulmana, che ha moderato le manifestazioni, e gli stessi i militari che, almeno all’inizio, hanno assunto posizioni di equidistanza tra potere costituito e rivoltosi. Purtroppo le affrettate elezioni politiche hanno determinato un patto tacito tra Fratellanza musulmana ed esercito che fa temere un arresto del processo democratico. Così, anche se i giovani di Piazza Taharir hanno di fatto completato il lavoro iniziato dai loro coetanei iraniani e prima ancora dai loro nonni, è possibile che, ancora una volta, sia l’Iran ad arrivare per primo ad una compiuta democrazia.
Antonio Pecoraro
La Sicilia, Cultura, pag. 11
martedì, 2 aprile 2012

giovedì 22 marzo 2012

Da Teheran al Cairo, le diverse forme della primavera





Mariangela Laviano intervista per Lpl Giuseppe Acconcia, autore del libro “La Primavera egiziana e le Rivoluzioni in Medio Oriente”

D - Nel suo libro lei scrive che “tutto ha avuto inizio con la contestata rielezione del presidente Ahmadinejad in Iran nel giugno 2009”, quando invece, comunemente, si riconduce l’inizio delle insurrezioni nel mondo arabo al gesto suicida di Mohammed Bouazizi. Ci spiega perché lei propone questa nuova chiave di lettura?
R - I metodi usati dai giovani iraniani nel 2009 per opporsi alla rielezione di Mahmoud Ahmadinejad sono molto simili a quelli che hanno usato due anni dopo i rivoluzionari del Medio Oriente. In Iran ha avuto poi un ruolo importante la diaspora all’estero. Ma, come è evidente, le conseguenze delle manifestazioni sono diverse poiché l’Iran vive in spazi pubblici diversi. In ogni caso, le recenti elezioni parlamentari iraniane hanno senz’altro segnato un ridimensionamento della figura controversa del presidente in favore della Guida Suprema Ali Khamenei.

D - Anche l’osservatore meno attento non ha potuto non constatare che il Marocco, l’Algeria e la Giordania siano state solo marginalmente toccate dalle proteste più forti. Ci può dare la sua valutazione alla luce delle sue esperienze?
R - Anche in Marocco, Algeria e Giordania le manifestazioni sono state imponenti. Tuttavia la reazione delle forze di sicurezza in quei casi è stata di immediata frammentazione degli spazi pubblici per impedire ai manifestanti di occupare i palazzi delle istituzioni. Contemporaneamente, in particolare in Marocco, sono state fatte concessioni senza precedenti verso un processo di costruzione di una monarchia costituzionale che ha portato all’affermazione dei partiti islamisti alle elezioni parlamentari dello scorso novembre.

D - Si è molto parlato di come i social network siano stati decisivi per la riuscita della primavera araba. Qual è la sua opinione?
R - Facebook, Twitter, così come i blog di attivisti come Hamalawi, Gonim e Abd el-Fatteh, hanno aiutato l’organizzazione delle proteste in Egitto. Il blackout su internet e telefonia cellulare imposta dal regime ha ulteriormente esacerbato il malessere e spinto la gente in piazza. Diverso è però tentare di decifrare il ruolo politico che i social network hanno avuto nel periodo di transizione democratica. Molti attivisti si sono dimostrati lontani dalla politica e incapaci di usare i nuovi media come strumento di mobilitazione elettorale.

D - Nel suo libro parla anche di rivoluzione “culturale”. Ci può spiegare perché?
R - Nei giorni in cui piazza Tahrir era occupata permanentemente è iniziato un movimento culturale ancora in corso. Si tratta di una composita realtà di giovani e meno giovani, rapper, graffitari, musicisti e scrittori che animano le vie del Cairo. Dal 25 gennaio 2011, le mura della capitale egiziana hanno iniziato ad essere piene di graffiti, le canzoni rivoluzionarie di oudisti sono state composte per piccoli festival di quartiere, i rapper hanno ripreso gli slogan della protesta per continuare a descrivere i quartieri periferici del Cairo e il tifo calcistico, come facevano ben prima del 2011. E’ importante ricordare come questo è avvenuto in continuità con il passato, coinvolgendo grandi poeti come Ahmad Foad Nigm, ma anche con la grande aspirazione a modernizzare il linguaggio artistico.

D - Come vede la relazione tra le minoranze religiose e i musulmani alla luce delle ultime elezioni egiziane?
R - Copti e musulmani sono stati fianco a fianco a difendere le proprie case nei giorni in cui le strade del paese erano percorse da gruppi armati. In molti casi il settarismo religioso è stato attivato strumentalmente da gruppi salafiti mentre l’esercito è intervenuto solo marginalmente per fermare gli scontri interreligiosi. Nel nuovo Parlamento i copti hanno ottenuto solo 7 seggi e hanno polarizzato il loro voto sostenendo i liberali del Blocco, partito sostenuto anche dall’ex magnate di Orascom Naguib Sawiris. E’ difficile prevedere quale minaccia possa venire dall’inasprirsi del discorso religioso salafita ed è questo uno dei punti chiave di questa fase di transizione.

D - Nel marzo 2012 è prevista la sentenza del processo Mubarak. Quali sono le sue previsioni?
R - Mubarak è accusato di aver ordinato di sparare sulla folla e per questo rischia la pena di morte. Tuttavia, la deposizione a favore di Mubarak del maresciallo Hussein Tantawi, guida del Consiglio Supremo delle Forze armate, che ha preso il potere in Egitto dopo le dimissioni del presidente egiziano l’11 febbraio 2011, ha reso più difficile una sua condanna. D’altra parte, gli attivisti accusano l’esercito di usare due pesi e due misure, di lasciare impuniti i responsabili delle uccisioni di manifestanti (il generale accusato di aver imposto il test della verginità a 17 donne arrestate nel marzo 2011 è stato prosciolto) e di sottoporre blogger e Ong alla giustizia militare o a perquisizioni e controlli intimidatori.

D - Lei scrive, nel suo libro, che la Rivoluzione ha cambiato la vita di tutti gli egiziani e in particolar modo la sua. Ci spiega perché?
R - Molti egiziani hanno cambiato il loro modo di vedere il rapporto tra stato e società, hanno acquisito nuovi significati i termini di sovranità popolare, uguaglianza di fronte alla legge, democrazia. Molti giovani hanno iniziato a fare politica, molti Fratelli musulmani sono stati scarcerati dopo anni in prigione. Per questo le rivolte hanno segnato per tutti coloro che le hanno vissute un momento di discussione e di ricostruzione della pripria posizione all’interno di un sistema per molti aspetti ancora patronale, diseguale, imbevuto di nazionalismo e retorica religiosa. Molti stranieri hanno lasciato l’Egitto e altri sono arrivati in questi mesi, il mio interesse per il Medio Oriente si è modellato in Iran e negli anni precedenti alle manifestazioni del 2011, ma un movimento così vasto e spontaneo ha confermato e accresciuto il mio interesse a lavorare e studiare dei paesi complessi il cui processo di modernizzazione e costruzione nazionale sono di grande fascino.

D – Chiudiamo con la crisi in Siria, a cui dedica un intero capitolo del suo libro. Perché, secondo lei, la partita è ancora nelle mani di Al-Assad?
R - Il partito Baath ha un controllo determinante sulla classe media urbana di Damasco e Aleppo, per questo le proteste in Siria hanno ancora un carattere periferico. L’opposizione siriana non ha manifestato prima del 2011 ed è estremamente divisa al suo interno. L’unico punto a sfavore per Assad sarebbero più dure iniziative internazionali che potrebbero spingerlo alle dimissioni. Tuttavia per l’accordo tra esercito e partito Baath e per la debolezza della Fratellanza musulmana siriana, la transizione a Damasco appare ancora lontana.

martedì 20 marzo 2012

mercoledì 21 marzo 2012

Hetawikurdistan.it. La Primavera egiziana


di Sara Angrisani
Per presentare il suo nuovo libro "La primavera egiziana e le Rivoluzioni in Medio Oriente", Giuseppe Acconcia, classe 1981, ha scelto Nocera Inferiore, sua terra d'origine. "Mentre la stampa italiana era chiusa negli alberghi, ..... io ero in piazza, è grazie a questo che ho preso a collaborare con varie testate italiane quali Il Manifesto, Radio 2, Rai News", ha dichiarato l'autore nel corso della presentazione del suo lavoro edito da Infinito.
Il libro parte con un lungo viaggio iniziato nel 2009 da Damasco, passando per il Kurdistan e il confine con l'Iran fino a Teheran. "Ho raccontato storie di giovani che manifestavano contro la rielezione di Mahmud Ahmadinejād, feriti ma con ancora tanta voglia di combattere. I 18 giorni di rivoluzione sono descritti minuto per minuto da quando si sono raccolti i primi manifestanti fino a che le forze pro Mubarak li hanno arrestati. Sono morte 860 persone, uccise dalla polizia militare. Io sono stato arrestato e condotto al ministero dei servizi segreti e dopo varie vicissitudini mi hanno rilasciato".
Il libro è una raccolta di voci e racconti di manifestanti, ma parla anche della vita dello scrittore al Cairo: "Ho conosciuto amici che da semplici studenti sono diventati protagonisti delle rivoluzioni e oggi alcuni di loro siedono al Parlamento".
"Questo libro ci dà la possibilità di conoscere i popoli del Medio Oriente e la loro spinta propulsiva verso il cambiamento", hanno detto alla presentazione il professor Ferruccio Iaccarino e il giornalista Antonio Pecoraro che ben conoscono il talento e l'intraprendenza di un giovane che dalla provincia di Salerno è partito e ha viaggiato in paesi straziati dalla guerra con la voglia di studiare e raccontare in prima persona storie di uomini e mondi differenti. Per Massimo Cirri che ha curato la prefazione, è un libro scritto sul campo, ma anche un viaggio che spiega le radici della rivoluzione egiziana del 2011-2012 e le conseguenze immediate per il futuro dell'Egitto e del Medio Oriente.
A fare da scenografia alla presentazione il video dell'artista Massimo Croce, immagini delle strade del Cairo prima della rivoluzione.

Fonte:Inchiostroline

http://www.hetawikurdistan.it/

domenica 18 marzo 2012

La Perfetta Letizia


La Primavera egiziana. Rivoluzioni al Cairo e in Medio Oriente

La recensione per Lpl del libro di Giuseppe Acconcia a cura di Mariangela Laviano

“La Primavera egiziana. Le Rivoluzioni al Cairo e in Medio Oriente.” è il titolo del libro di Giuseppe Acconcia, edito da Infinito, con introduzione di Massimo Cirri e postfazione di Vincenzo Nigro. Ci troviamo di fronte ad un libro suggestivo, scritto da un autore dinamico, attivo ed esperto di Iran e Medioriente che osserva lo svolgersi della primavera araba dall’orizzonte delle contestazioni sorte in Iran nel 2009 e scaturite dalla contestata proclamazione del presidente Ahmadinejad. L’autore affronta efficacemente l’argomento raccontando del suo lungo viaggio in più tappe iniziato nel 2009 quando, dopo aver raggiunto Damasco, con vari mezzi attraversa prima il Kurdistan e poi Teheran. Nella capitale iraniana, Acconcia ha modo di visitare luoghi "la cui bellezza è più intensa della loro povertà" e scoprire senza filtri le dinamiche del movimento rivoluzionario denominato “Rivoluzione verde” o “Onda verde”, guidata dal giornalista e attivista Mohsen Sazgara. L’autore racconta, con dovizia di particolari, lo svolgersi della quotidianità durante la sua permanenza in Iran, attraverso lo scambio di riflessioni con i veri protagonisti della protesta, donne, uomini, blogger e attivisti, gente comune, leader politici, grazie ai quali gli è stato possibile studiare “i riflessi del confronto politico”.
L’Iran diventa il luogo di origine ma anche di propulsione delle rivoluzioni in Nord Africa e Medio Oriente. L’autore, tornando al Cairo, già percepisce il medesimo malcontento sperimentato nel suo trascorso a Teheran provocato dalle enormi disuguaglianze sociali perpetrate dal regime di Hosni Mubarak. Anche qui la nuova generazione di internauti, amanti delle nuove tecnologie, da anni cerca di far crollare il regime, attaccandolo laddove esso è più debole, nella “rete”. Attraverso la narrazione della vita quotidiana l’autore fa un excursus delle ondate di protesta in Egitto, della storia politica egiziana, dei partiti politici e della Fratellanza musulmana. Si fa portavoce delle storie di coloro che sono stati i diretti protagonisti di piazza Tahrir durante i diciotto giorni della rivoluzione del 2011. Racconta di donne con e senza velo, che sono scese in piazza, nelle prime file dei cortei, e di copti e musulmani uniti verso un unico obiettivo: far crollare la dittatura.
Acconcia è un autore che vive i luoghi di cui scrive, i suoi occhi sono la lente attraverso cui il lettore potrà conoscere la gente del posto, le ragioni della rivoluzione, la sofferenza e il coraggio dei manifestanti, gli scontri avvenuti in Egitto e negli altri Paesi, con tutti i loro risvolti umani e politici. Il libro di Acconcia è non solo una raccolta di testimonianze di chi ha vissuto la rivoluzione, ma anche un ottimo strumento di analisi per meglio comprendere il faticoso percorso che alcuni Paesi arabi stanno affrontando per arrivare alla tanto agognata democrazia.

giovedì 1 marzo 2012

La Primavera egiziana su inchiostronline




Novità in libreria
La primavera egiziana

Per presentare il suo nuovo libro "La primavera egiziana e le Rivoluzioni in Medio Oriente", Giuseppe Acconcia, classe 1981, ha scelto Nocera Inferiore, sua terra d'origine. "Mentre la stampa italiana era chiusa negli alberghi, io ero in piazza, è grazie a questo che ho preso a collaborare con varie testate italiane quali Il Manifesto, Radio 2, Rai News", ha dichiarato l'autore nel corso della presentazione del suo lavoro edito da Infinito Edizioni.
Il libro parte con un lungo viaggio iniziato nel 2009 da Damasco, passando per il Kurdistan e il confine con l'Iran fino a Teheran. "Ho raccontato storie di giovani che manifestavano contro la rielezione di Mahmud Ahmadinejad, feriti ma con ancora tanta voglia di combattere. I 18 giorni di rivoluzione sono descritti minuto per minuto da quando si sono raccolti i primi manifestanti fino a che le forze pro Mubarak li hanno arrestati. Sono morte 860 persone, uccise dalla polizia militare. Io sono stato arrestato e condotto al ministero dei servizi segreti e dopo varie vicissitudini mi hanno rilasciato".
Il libro è una raccolta di voci e racconti di manifestanti, ma parla anche della vita dello scrittore al Cairo: "Ho conosciuto amici che da semplici studenti sono diventati protagonisti delle rivoluzioni e oggi alcuni di loro siedono al Parlamento".
"Questo libro ci dà la possibilità di conoscere i popoli del Medio Oriente e la loro spinta propulsiva verso il cambiamento", hanno detto alla presentazione il professor Ferruccio Iaccarino e il giornalista Antonio Pecoraro che ben conoscono il talento e l'intraprendenza di un giovane che dalla provincia di Salerno è partito e ha viaggiato in paesi straziati dalla guerra con la voglia di studiare e raccontare in prima persona storie di uomini e mondi differenti. Per Massimo Cirri che ha curato la prefazione, è un libro scritto sul campo, ma anche un viaggio che spiega le radici della rivoluzione egiziana del 2011-2012 e le conseguenze immediate per il futuro dell'Egitto e del Medio Oriente.
A fare da scenografia alla presentazione il video dell'artista Massimo Croce, immagini delle strade del Cairo prima della rivoluzione.

Sara Angrisani
martedì, 28.2.2012
inchiostronline
© 2003/12 Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli

venerdì 2 dicembre 2011

Lettura critica di Apolidia di Alessandro Ramberti

La poesia di Giuseppe Acconcia sembra avere un taglio da reporter, una sorta di prosa poetica ben calata nell'oggi, di cui sviscera problematiche di genere, di confronto fra culture e in definitiva politiche e “globali”, con occhio così coinvolto da parere distaccato: «sono sguardi di altro pianeta / sembrano fissi, immobili, spenti / senza riflessi o bagliori improvvisi»; «sono pronto a rimanere solo / poiché anche se solo, in assenza di ogni rumore, / sento sempre il sibilo assordante di un acufene.» (AR)

giovedì 3 novembre 2011

Lettura critica di Antonio Pecoraro (2)

I RACCONTI DI ACCONCIA
L'universo dei soggetti smarriti

Giuseppe Acconcia, classe 1981, laurea in economia delle Istituzioni internazionali alla Bocconi, esordisce con una scelta di brevi racconti riuniti, con lavori altrui, in una piccola antologia, “Pubblica con noi 2007”, data alle stampe da Fara Editore (www.faraeditore.it, euro 15,00). Con un linguaggio essenziale arriva quasi subito al fondo della sua riflessione che esordisce inevitabilmente da ciò che ha visto e sperimentato. Frammenti di un universo composito dove la globalizzazione ha prodotto una forzata coabitazione di etnie diverse ed il loro drammatico spaesamento. La perdita dello spazio e del tempo tradizionali e perfino dei nessi di relazione rende tutto drammaticamente indecifrabile, soprattutto per i giovani in fuga dai loro paesi di origine verso un Occidente ritenuto provvido, ma capace di ingigantire le loro frustrazioni fino a ridurli a miseri relitti umani. La narrazione, di episodio in episodio, non si compiace e non indugia sulle vite profondamente segnate dall’incontro di civiltà diverse, ma tutto considera con leggero distacco. Una presa di distanza che si traduce in stupita e disarmante domanda sulla bocca di un giovane napoletano, Marcello, che in “Curriculun vitae” ci viene presentato alla spasmodica ricerca di un lavoro in via Medina. Nell’attesa dell’improbabile occupazione, il giovane si deciderà a passare una notte fuori l’ufficio postale per vendere posti nella fila di attesa che avrebbero dovuto fare gli immigrati in cerca del permesso di soggiorno. E per lavorare proprio a Napoli! Alla fine Marcello domanderà ad uno di loro: “Comme? Cca nun ce sta niente e tu cca viene?”. Per conto suo deciderà di arrangiarsi, senza cercare più il lavoro all’agenzia, per rimanere nella sua città e non disperdere la sua identità. Quanto a tutti gli altri, soprattutto immigrati, il lavoro avrebbero continuato a cercarlo e magari a perdersi. Diventando tutti protagonisti di una mitologia contemporanea, ma vicinissima a quella degli antichi greci che se l’erano costruita per esorcizzare ciò che sfuggiva alla loro mente. Oggi come allora, al centro della trasfigurazione mitica continua a rimanere l’uomo. Il solo che nelle condizioni più proibitive è sempre capace di riscattare i propri limiti con un gesto di autentica pietas. Come quello che, in “Broken Bloom: la vita e la morte”, vede protagonista il giovane Fabrice che raccoglie e tiene tra le braccia una ragazza islamica da poco conosciuta, uccisa senza motivo da un ubriaco durante un festival in Bretagna. Nell’umanità che si rimescola e confonde, in un mondo dove tutto sembra perdere la dimensione del senso e dove ormai la tecnologia non ha più freni l’autore confessa la sua fragilità e insieme la sua forza. Scrive, rimpiangendo la libertà degli antichi, che in fondo “Sisifo è minuscolo, bugiardo, ma ancora vivo!”.

Antonio Pecoraro
Il Mattino
Napoli, Cultura, pag.42
domenica, 17 agosto 2008

mercoledì 2 novembre 2011

Lettura critica di Antonio Pecoraro

Il problema di salvare l'identità
Giuseppe Acconcia esordisce con una scelta di brevi racconti riuniti in una piccola antologia, "Pubblica con noi 2007", Fara Editore (euro 15,00). Con un linguaggio essenziale delinea frammenti di un universo composito dove la globalizzazione ha prodotto una forzata coabitazione di etnie diverse ed il loro drammatico spaesamento. La perdita dello spazio e del tempo tradizionali rende tutto drammaticamente indecifrabile, soprattutto per i giovani in fuga dai loro paesi di origine verso un Occidente ritenuto provvido, ma solo capace di ingigantire le loro frustrazioni. La narrazione non indugia sulle vite profondamente segnate dall'incontro di civiltà diverse, ma tutto considera con leggero distacco. Una presa di distanza che si traduce in stupita e disarmante domanda sulla bocca di un giovane napoletano, Marcello, alla spasmodica ricerca di un lavoro in via Medina. Nell'attesa dell'improbabile occupazione, il giovane si deciderà a passare una notte fuori l'ufficio postale per vendere posti nella fila di attesa che avrebbero dovuto fare gli immigrati in cerca del permesso di soggiorno. Alla fine Marcello domanderà ad uno di loro: "Comme? Cca nun ce sta niente e tu cca viene?". Per conto suo deciderà di arrangiarsi salvando almeno la propria identità.

Antonio Pecoraro
La Sicilia
Cultura e spettacoli, pag.21
martedì, 15 luglio 2008

martedì 1 novembre 2011

Lettura critica di Stefano Martello

Roma come Città del Messico: Periodi e frasi che sembrano ripresi da Azorin, in mezzo ad una babele di luoghi, linguaggi, aspettative e desiderio di sopravvivenza. Una scrittura complessa e fluida al contempo che esplora temi sociali, riportando un quotidiano (troppo invasivo per essere ricordato o per ragionarci sopra) ad una dimensione di disagio e di dequalificazione della dignità di uomini e donne. Gli extraterrestri erano arrivati dallo spazio: In un richiamo a Straniero in terra straniera di Heinlein, il racconto esprime, in poche illuminanti battute, il paradosso di un buon senso che si ritrova in chi non è come noi. L’esaltazione dell’irrazionalità che prevale sulle forme/formalità di interazione; un clima di perenne “informazione parziale” che declina tutto ciò che non comprende (l’esaltazione della razionalità) trattando solo l’ovvio con ovvietà poco rischiose. Tutti elementi che arricchiscono un linguaggio a tratti complesso, ma anche affascinante. Il telefono pubblico: L’insignificante che assume significato, che travalica la quotidianità d’uso per arrivare ad una visione più estesa, che è sociale, tecnologica, culturale. C’è tutto questo nel racconto che è quasi una confessione. Di fragilità di fronte ai cambiamenti, di fronte a comportamenti che si attuano non certo per consapevolezza, quanto per semplicità o immagini evocative. Il telefono “che serve solo a vecchie donne senza un soldo” diviene un monito. Un avvertimento. Scritto in maniera apparentemente fredda, emana un calore difficile da non provare.
Stefano Martello

lunedì 31 ottobre 2011

Lettura critica di Narda Fattori

Giuseppe Acconcia è l’autore di Un inverno di due giorni e altri racconti, ancora prosa, complessa e fluida, come dice nella presentazione Stefano Martello, aggiungerei magmatica e urgente, sovrabbondante. È una prosa che accoglie nello sguardo l’esperienza per trarne il significato che cela e che svela. Il migrante che sbarca beve le immagini, sente il dolore della perdita e l’estraneità di lunghi elenchi di merci, di insegne, di un italiano che si impara ma non si capisce, ottuso e ripetitivo. Ogni sogno si infrange contro la realtà brutale di un lavoro che non c’è, di un amore, di una casa che non esistono, sopravvivenza demandata alla Caritas, la certezza di vivere una vita senza… e allora forse è meglio morire. Il racconto che riguarda gli extraterrestri mi sembra il più coeso perché non cerca scappatoie in prolessi e analessi, ma narra di fatti su un asse temporale unico. Gli extraterrestri che sembrano aver trovato la strada per una serena convivenza attraverso una comune di pari, non suscitano alcun interesse, sono stranieri , estranei quindi indegni di soffermarsi sulla loro cultura. Ancora una volta riconosciamo l’interesse dello scrittore per le relazioni e per l’incapacità di accogliere l’altro, anzi come Cronos, il tempo, divora i suoi figli, siamo ridotti ad ologrammi, parvenze. Ma Acconcia procede oltre nel leggere le capacità autodistruttive dell’uomo: anche quando la Terra si sgretola e si fa poltiglia di fango, riescono a pensare solo a limitare le nascite. Quando parla di quotidianità e di esperienze che gli sono familiari, Acconcia riesce a dare alla scrittura forza e chiarezza; si spoglia delle sovrastrutture letterarie non perfettamente entrate ancora nel suo patrimonio di giovanissimo scrittore e narra con scioltezza, non annoda la scrittura in acconci presunti stilemi. I suoi protagonisti sono emarginati, migranti, precari, o sognatori, creature inverosimili che traggono dalla fantasia l’unico nutrimento.